Bosch Rexroth Italia
Bosch Rexroth Italia collabora con diverse università, tra cui l'Università di Brescia, a programmi di inserimento degli studenti nel mondo del lavoro.
Il nostro intervistato di oggi, Lorenzo Coccoli - Segment Manager Industrial Hydraulics - è un esempio degli ottimi risultati di questa collaborazione e dell’impatto che quindi questo genere di attività hanno sul territorio e sui giovani.
Raccontaci il tuo percorso. Come è nato questo incontro? Cosa ti ha spinto a entrare nel programma Academy e cosa significa?
Il contatto con Bosch Rexroth è nato a fine 2021 proprio dalla relazione che la mia Università aveva con l’azienda. All’epoca avevo concluso la frequenza dei corsi universitari, dovevo completare gli ultimi esami, ed ero alla ricerca di un percorso di stage aziendale che mi consentisse di sviluppare la tesi di laurea. Il progetto “Academy IH”, in fase di lancio in quei mesi, ha fatto proprio al caso mio.
Grazie a questa opportunità ho avuto modo di entrare nel mondo del lavoro con gradualità, distribuendo su tutto l’anno 2022 una formazione completa, tecnica e manageriale, con periodi di formazione all’estero presso le Country Unit europee di Bosch Rexroth. Nel frattempo, la disponibilità e il supporto dei miei attuali colleghi ha dato spazio allo sviluppo del mio progetto di tesi che ha visto nascere un’applicazione reale oleodinamica tuttora operativa. L’ “Academy” è stato il miglior modo per affrontare la transizione università-mondo del lavoro.
Oggi torni all’Università di Brescia per incontrare gli studenti. Cosa significa per te contribuire alla formazione dei professionisti di domani? Che valore ha creare questi ponti tra mondo accademico e mondo del lavoro?
Durante i momenti di confronto in aula, cerco di portare agli studenti esperienze della mia vita lavorativa, progetti e applicazioni.
Questa condivisione permette di affrontare i dettagli tecnici di un progetto oleodinamico, ma anche le dinamiche aziendali di approccio a un progetto, toccando sia gli aspetti positivi che le sfide di tutti i giorni.
Il mio obiettivo è trasmettere positività e ottimismo per il futuro, contribuendo a creare una generazione di professionisti appassionati e con voglia di innovare.
Essere presenti tra i banchi delle scuole e delle università accorcia le distanze tra mondo accademico e lavorativo, trasmettendo fiducia e sicurezza a chi dovrà a breve intraprendere un percorso professionale. Come successo a me ad esempio, alcuni miei compagni di università sono stati assunti in aziende che abbiamo visitato durante i corsi o che hanno presentato progetti presso il nostro ateneo.
La tua esperienza dimostra quanto possa essere efficace la collaborazione tra università e imprese. Che consiglio daresti alle aziende che stanno pensando di avviare iniziative simili per attrarre e formare nuovi talenti?
Fare impresa, in tutte le sue forme, vuol dire investire nel futuro. L’invito che faccio è di aprire le porte a studenti e neolaureati, garantire opportunità di formazione e collaborazione. Insegnar loro ad avere passione nel proprio lavoro.
Non esiste investimento più lungimirante del crescere i professionisti del domani. Nel corso di questi anni ho ritrovato tanti ex compagni di università che oggi lavorano presso nostre aziende clienti. Pertanto, anche se intangibile, riuscire a dialogare meglio con gli uffici tecnici dei clienti è sicuramente un altro grande vantaggio dal punto di vista professionale e di azienda. Creare connessioni e relazioni nel mondo del lavoro attraverso giovani inserimenti in azienda più aiutare e accrescere il potenziale di business e il clima in azienda, dando spazio e fiducia a nuove idee e progetti.
DHL Express Italy
In questa intervista parliamo con Antonella Sada, Head of Public Affairs, Brand & Comms and Sustainability di DHL Express Italy, dello studio sull'impatto economico e strategico realizzato da Nomisma, che mostra come l'azienda sappia trasformare il suo impatto e le connessioni globali in valore economico, sociale e competitivo per l'Italia.
Oggi si parla molto di impatto e valore condiviso: cosa significa per una realtà come DHL Express contribuire allo sviluppo economico del Paese in questa prospettiva?
Significa riconoscere che la logistica internazionale è un’infrastruttura strategica capace di generare valore lungo l’intero sistema produttivo. Lo studio di impatto economico e strategico realizzato da Nomisma mostra che l’attività di DHL Express Italy attiva oltre 4,1 miliardi di euro di valore della produzione sul sistema economico nazionale, posizionando l’azienda come uno dei principali abilitatori della competitività del Made in Italy. La prospettiva del valore condiviso emerge con particolare forza osservando l’effetto moltiplicatore pari a 3,2: ogni euro generato direttamente ne attiva più di tre lungo una filiera che comprende fornitori, servizi, territori e imprese di ogni dimensione. È un impatto sistemico, che dimostra come la logistica efficiente innalzi il potenziale produttivo dei settori che serve.
A questo si aggiunge una dimensione sociale e competitiva altrettanto rilevante. DHL Express supporta circa 80.000 imprese italiane, in larga parte PMI, garantendo loro accesso ai mercati globali attraverso competenze doganali, soluzioni digitali e una rete logistico‑aerea che permette di operare con la stessa efficacia delle grandi multinazionali. In un Paese in cui le piccole imprese contribuiscono in modo sostanziale all’export, avere un partner che semplifica la complessità internazionale significa rafforzarne la resilienza, ampliarne le opportunità e sostenere la crescita dei territori. Da un lato misurare l’impatto rende trasparente il valore generato per il Paese, dall’altro, accompagnare migliaia di imprese nell’internazionalizzazione traduce la promessa del brand di connettere il mondo in beneficio reale per il sistema produttivo italiano.
In un contesto globale caratterizzato da volatilità e nuove rotte commerciali, quale ruolo svolge DHL Express nel sostenere la competitività internazionale delle imprese italiane?
La competitività delle imprese italiane dipende dalla capacità di raggiungere mercati in rapido mutamento con continuità, sicurezza e prevedibilità. In questo scenario, DHL Express svolge un ruolo fondamentale perché garantisce alle aziende italiane un accesso costante ai principali hub internazionali, raggiungendo 220 Paesi e Territori nel mondo (le UN ne riconoscono 193), gestendo circa il 49% dell’export nazionale extra‑UE nel comparto espresso via aereo. La forza della nostra rete, con 80 voli giornalieri dall’Italia integrati in oltre 2.000 rotte globali, assicura alle imprese la possibilità di esportare anche quando il contesto geopolitico introduce ostacoli operativi.
Questo patrimonio infrastrutturale è accompagnato da livelli elevati di fiducia espressi dalle aziende nello studio Nomisma, che riconoscono a DHL: affidabilità (88%), presenza internazionale (76%) e attenzione alla relazione (79%). Sono questi elementi che trasformano la logistica da funzione tecnica a vero fattore competitivo: un’infrastruttura che permette alle imprese di mantenere continuità nei flussi commerciali, presidiare mercati difficili e muoversi con agilità in un contesto globale complesso.
Le PMI rappresentano quasi metà dell’export nazionale: in che modo DHL Express contribuisce a ridurre le barriere all’internazionalizzazione e sostenere la crescita di queste realtà?
Le PMI italiane generano una quota pari al 49% dell’export manifatturiero nazionale, e sono realtà che affrontano maggiori difficoltà nell’internazionalizzazione a causa di risorse limitate e complessità normative. Il contributo di DHL Express si concentra proprio nel colmare questo gap, attraverso tre leve decisive.
La prima è l’accesso alle competenze. DHL gestisce 14 milioni di dichiarazioni doganali e mette a disposizione delle PMI un team di esperti in normative e operazioni extra‑UE, facilitando l’ingresso nei mercati più complessi.
La seconda è la capillarità del servizio. Con circa 80.000 imprese supportate, la maggior parte delle quali piccole e medie, DHL consente anche a chi ha strutture ridotte di operare all’estero con la stessa affidabilità di una grande impresa.
La terza è la semplificazione. Dalle interviste qualitative condotte da Nomisma emerge che molte aziende percepiscono DHL Express come un partner capace di “semplificare la complessità”, rendendo più accessibili nuovi mercati e liberando tempo e risorse da dedicare al proprio core business. L’impatto è chiaro: DHL Express contribuisce a una maggiore equità competitiva, rendendo l’export accessibile a imprese di tutte le dimensioni e ampliando le opportunità di crescita dell’intero tessuto produttivo italiano.
Guardando ai nuovi mercati emergenti e alla trasformazione delle catene globali del valore, quali sono le direttrici future dell’impatto di DHL Express sul sistema Paese?
La geografia del commercio internazionale si sta spostando verso aree come Turchia, Cina, Messico, Brasile e India, che insieme rappresentano già una quota significativa dell’export italiano e stanno acquisendo un peso crescente nelle strategie del Made in Italy. DHL Express è in una posizione privilegiata per accompagnare le imprese italiane verso questi mercati grazie a una rete integrata che combina infrastruttura aerea globale e 2.500 collegamenti via terra sul territorio.
Le direttrici future dell’impatto di DHL Express si sviluppano lungo due assi. Il primo è quello di rafforzare la competitività internazionale delle imprese italiane. DHL Express continuerà a essere un abilitatore strategico, offrendo soluzioni sempre più integrate, digitalizzate e veloci, cruciali per competere in un contesto geopolitico frammentato e caratterizzato da tempi di risposta sempre più stretti. Il secondo è aumentare la trasparenza e il valore condiviso attraverso la misurazione d’impatto.
Lo studio Nomisma, basato su tavole input‑output e interviste qualitative, rappresenta un modello che permette all’azienda di rendere evidente e misurabile il proprio contributo in termini economici, occupazionali e competitivi. Questa capacità di dimostrare e non solo semplicemente dichiarare il valore generato sarà sempre più centrale per consolidare la fiducia degli stakeholder e rafforzare il ruolo della logistica come leva di sviluppo del Paese.
Fondazione Sodalitas
Leggi l'intervista a Patrizia Giorgio
In che modo il volontariato aziendale si inserisce nella strategia di sostenibilità dell’impresa e contribuisce a generare valore sociale nel lungo periodo?
Negli ultimi anni la sostenibilità sociale ha assunto un ruolo sempre più centrale nelle strategie aziendali. Rimettere al centro questa dimensione significa adottare una visione integrata della sostenibilità, in cui il valore non si misura solo in termini economici o ambientali, ma anche attraverso l’impatto sociale generato verso le persone e le comunità. In questo quadro, le aziende cercano strumenti concreti per tradurre in azioni quotidiane la dimensione sociale: tra questi, il volontariato aziendale emerge come leva strategica fondamentale. Sempre più imprese integrano infatti il volontariato nella propria strategia complessiva, in coerenza con gli obiettivi ESG: consente di rafforzare il legame con i territori e di valorizzare il contributo dei dipendenti, cittadini attivi delle comunità in cui l’azienda opera.
Perché generi valore nel lungo periodo, il volontariato aziendale deve però essere strutturato, con obiettivi chiari e misurabili; allineato agli SDGs e agli impegni ESG dell’impresa; orientato alla creazione di valore reciproco per azienda e comunità; capace di coinvolgere attivamente le persone, valorizzandone competenze, motivazione ed esperienza.
Solo così diventa parte integrante della strategia di sostenibilità e un vero motore di impatto sociale duraturo.
In che modo può contribuire concretamente alla cultura interna di un’organizzazione, oltre ai benefici verso la comunità esterna?
Il volontariato d’impresa svolge un ruolo chiave non solo verso la comunità esterna, ma anche – e sempre di più – nella costruzione della cultura interna delle organizzazioni. I collaboratori ricoprono un duplice ruolo: sono cittadini che vivono il territorio e, allo stesso tempo, rappresentano l’impresa.
Questo li rende un ponte naturale tra interno ed esterno dell’organizzazione: attraverso il volontariato mettono a disposizione competenze, energie e risorse nella comunità e rientrano in azienda arricchiti da nuove esperienze, stimoli e prospettive.
La partecipazione a iniziative di volontariato favorisce lo sviluppo di competenze trasversali, rafforza il senso di appartenenza e contribuisce al benessere e alla motivazione dei dipendenti.
Nel tempo, questi effetti si riflettono anche sul rapporto con l’organizzazione: cresce l’allineamento ai valori aziendali, si rafforza la fidelizzazione e i collaboratori assumono un ruolo attivo di ambassador della cultura d’impresa.
In questo senso, il volontariato d’impresa rappresenta un’opportunità strategica per costruire legami autentici e duraturi tra persone, imprese e territori, trasformando l’impegno sociale in un motore di crescita culturale e organizzativa.
Quali indicatori o segnali dovrebbe osservare un’azienda per capire se le proprie iniziative di impatto sociale stanno davvero generando valore nel lungo periodo?
Per capire se un’iniziativa di impatto sociale genera valore nel lungo periodo, non basta misurare quanto si è fatto, ma occorre osservare cosa è cambiato. Il volontariato aziendale, pur in assenza di KPI formalizzati dai principali framework di sostenibilità, offre segnali concreti: un cambiamento nella percezione dell’azienda, maggiore fiducia delle comunità, nuove occasioni di dialogo con stakeholder e una presenza più integrata nel racconto identitario dell’impresa.
Il valore emerge anche osservando le persone. Le aziende iniziano a capire che l’impatto c’è quando il volontariato non resta un’esperienza isolata, ma lascia tracce visibili nella cultura interna: quando i dipendenti chiedono di ripetere l’esperienza, condividono ciò che hanno vissuto o applicano nuove sensibilità nei team. In questo modo il volontariato incide su motivazione, benessere e senso di appartenenza.
Un ulteriore segnale riguarda la qualità delle relazioni con il territorio. Nel lungo periodo, l’impatto si riconosce dalla continuità delle partnership, dalla capacità di co-progettare con le organizzazioni non profit e dalla risposta a bisogni reali, riconosciuti dalla comunità stessa.
Il valore sociale non si misura solo con numeri o indicatori formali, ma nei cambiamenti osservabili nelle persone, nella cultura organizzativa e nelle relazioni con la comunità.
Heidelberg Materials
Il 6 febbraio si sono aperte le Olimpiadi Milano Cortina 2026 con la cerimonia di inaugurazione allo Stadio San Siro di Milano. I grandi eventi sportivi hanno un impatto sul territorio per le infrastrutture nuove che vengono costruite e quando si parla di opere si parla necessariamente di cemento, il materiale “principe” per la realizzazione nel mondo delle costruzioni.
Inauguriamo questa rubrica con un'intervista all’ing. Enrico Corio, direttore commerciale business calcestruzzo di Heidelberg Materials, socia di AHK Italien dal 2017. La società ha raccolto in Italia l’eredità di due importanti brand – Italcementi e Calcestruzzi - che con la loro storia e con i loro prodotti hanno contribuito allo sviluppo economico del Paese.
Leggi l'intervista a Enrico Corio
A quali opere avete contribuito per questa edizione delle Olimpiadi?
Nei mesi scorsi il nostro impianto di Peschiera Borromeo (MI) è stato veramente sotto pressione per le forniture di calcestruzzo per due importanti opere che dovevano essere terminate, ovviamente, prima dell’inizio della manifestazione olimpica. L’Arena Santa Giulia, il principale impianto polifunzionale costruito a Milano, con una capacità di circa 16.000 posti, in questi giorni ospita i tornei maschili e femminili di hockey su ghiaccio e successivamente il para ice hockey. Abbiamo fornito oltre 60.000 mc di calcestruzzo di cui 80% con un cemento alla loppa proveniente dalla nostra cementeria di Calusco d’Adda (BG). Si tratta di un cemento particolare perché ha un’elevata resistenza agli ambienti chimicamente aggressivi, come il ghiaccio in questo caso, ed è ideale per opere massicce e per strutture esposte a solfati o cloruri.
Collegata all’Arena, è stato potenziato anche lo svincolo Mecenate della tangenziale Est di Milano, proprio per permettere un accesso più funzionale e scorrevole a tutta l’area. In questo caso sono stati utilizzati circa 10.000mc di calcestruzzo conforme ai requisiti CAM (Criteri Ambientali Minimi). I CAM per l'edilizia hanno come oggetto l'opera nel suo complesso e i materiali componenti nelle diverse fasi di progettazione, realizzazione e gestione.
Spostandoci in Valtellina, abbiamo fornito quasi 20.000 tonnellate di cemento per la realizzazione della tangenziale di Tirano, un’opera attesa da anni e completata soltanto per una parte in vista delle Olimpiadi. Anche in questo caso il cemento proveniva dalla cementeria di Calusco d’Adda ed è stato utilizzato per la realizzazione di un sottopasso, due ponti sul fiume Adda e vari canali per il drenaggio delle acque.
Il vostro contributo mette in luce un ruolo importante nel tessuto infrastrutturale italiano. Come possono queste opere continuare a generare valore sociale per le comunità locali dopo le Olimpiadi e quali aspetti della vostra produzione supportano questo impatto a lungo termine?
Se gestite bene, soprattutto in fase di pianificazione, le grandi opere e le infrastrutture sono un lascito importante per il territorio. L’Arena Santa Giulia con l’annesso svincolo sulla tangenziale, ad esempio, sarà utilizzata anche dopo le Olimpiadi per concerti ed eventi. La realizzazione dell’Arena ha portato con sé anche la sistemazione di una zona importante della città.
Della tangenziale di Tirano si parla da 30 anni e per le Olimpiadi è stato aperto soltanto un tratto di 3 Km circa. Per tutte le grandi opere, ma in generale tutto il cemento e il calcestruzzo che produciamo, devono avere dei requisiti di qualità e di durabilità nel tempo. La durabilità strutturale, oggi, rappresenta un aspetto imprescindibile per qualsiasi struttura ed è una caratteristica fondamentale ai fini della sua sicurezza e sostenibilità. Un degrado prematuro, infatti, impatta fortemente sui costi energetici della struttura durante la sua vita a causa dei costosi lavori di restauro e ripristino che sono propri di una manutenzione straordinaria o addirittura di ricostruzione.
I vostri materiali vengono utilizzati per una moltitudine di grandi progetti infrastrutturali, come il ponte di Genova per esempio.
La capacità di Italcementi e Calcestruzzi prima e oggi di Heidelberg Materials in Italia di essere protagonista dello sviluppo economico del Paese è ormai nota e consolidata. Tante sono le opere “icona” costruite con i nostri prodotti: dal Grattacielo Pirelli al Palazzo Italia per l’Expo 2015, dalle pavimentazioni del Parco della Biblioteca degli Alberi alla Torre Velasca, per stare a Milano. Poi possiamo parlare dell’Aula Nervi in Vaticano, del Ponte San Giorgio a Genova, del Ponte Adriatico a Bari. Oggi stiamo lavorando al tunnel del Brennero, al Terzo valico a Genova, alla diga Foranea sempre a Genova.
Per decenni, il concetto di infrastruttura è rimasto relegato a una sfera puramente ingegneristica: un sistema funzionale, grigio e spesso nascosto, necessario per muovere persone, merci ed energia. Oggi, l’architettura contemporanea ha riscritto questa narrativa: ponti, stazioni, viadotti e opere idrauliche sono diventate vere e proprie architetture iconiche. E al centro di questa trasformazione c’è il nostro materiale: il cemento. Un materiale che unisce in modo ineguagliabile forza, durabilità e una sorprendente plasticità estetica. Le infrastrutture diventano così elementi urbani che migliorano la qualità della vita, definiscono il paesaggio e veicolano valori di sostenibilità e design.